VPM Petrochemical Site I Redemption

Camille De Jerphanion, Gargiulo Teresa, Aljosa Markovic, Victoria Andrea Mohr Fuchlocher, Alberto Petracchin

Questo progetto è in forma di libro per la necessità di una nuova narrazione per Porto Marghera. Diviso in tre atti , il racconto si snoda dentro trentasei manifesti autonomi, tra loro legati proprio grazie al libro e al desti no comune che sottendono e che affrontano tre vocaboli fondamentali: assenza (sine terra), scelta (amnesia), ritorno (redenzione). Sine terra è una visione sul presente: la terra è inquinata e sterile, non è utilizzabile. La storia qui, prima di essere racconto glorioso, è teatro di cronache nere che caricano lo spazio di valori che superano la realtà del costruito. L’architettura, colpevole del delitto, è chiamata ad una redenzione.
Il regista russo Andrej Tarkovskij ha rappresentato questo concetto dello spazio della mente nel suo film Stalker(1) dal quale questo progetto muove le mosse. Può esistere un luogo inabitabile?(2) È possibile che lo spazio si dispieghi non più nel massimo utilizzo ma nell’inutile? È possibile disegnare uno spazio dove l’uomo non è il primo protagonista, ma che lo sia solo per conseguenza? La zona si può trovare in ogni città, ma sono le voci, le bugie, i falsi miti e i racconti che la rendono uno spazio con determinate caratteristiche. La zona (e, in questo caso, l’area del petrolchimico) è una architettura della mente. Il secondo atto, Amnesia, affronta il problema della scelta, ovvero la possibilità della tabula rasa, dell’azzera- mento, della cancellazione di ciò che è privo di valore. Infatti «non è possibile riciclare ciò che è privo di un portato, che è vuoto di qualità o di un senso. La scelta quindi presuppone la costruzione di una gerarchia fon- data sul riconoscimento di valori. Poi si agisce sull’oggetto tradendolo, cancellando la sua primaria vocazione, si attua un’amnesia, progettata per dare corpo ad altro, per operare una trasformazione»(3). Il riciclo non è quindi un salvataggio senza giudizio o un accumulo di materiale, bensì una teoria che permette di scegliere, fino anche a fare piazza pulita di ciò che non si desidera più. Recycle è un cercatore d’oro piuttosto che un accumulatore. E qui si ricicla non tanto il materiale da costruzione quanto il pensiero che ha disegnato Venezia e la sua laguna nel tempo. Dentro ad enormi strutture bianche quel che viene cancellato sono le fabbriche dismesse e la terra inquinata. Attraverso operazioni di demolizione e di scavo, quindi di sottrazione, si va verso una trasformazione radicale del luogo. Da questo paese delle ultime cose (4) si porta nel futuro solo il necessario e questo necessario non sono i relitti delle fabbriche o i rifiuti della chimica bensì la struttura antica che fa funzionare la laguna, che emerge dal mare formando un sistema con la terra. Amnesia è il desiderio di un ars oblivionalis (5) ovvero di dimenticare ciò che può essere dimenticato. Amnesia sostiene che una redenzione sia possibile solo attraversando una cancellazione: si cade nell’abisso per cercare la luce, si desidera l’oscurità per intravedere una redenzione.
L’ultimo atto, Redenzione, completa i primi due ipotizzando un possibile futuro: il ritorno allo stato d’origine. Il futuro qui, prima di essere tale, è passato, è già stato (6). Lo spazio subisce quindi una doppia perturbazione: quella prodotta dall’amnesia forzata e quella prodotta dal ritorno di un rimosso. E quello che qui ritorna è il paesaggio come architettura, ovvero come struttura che prima ancora di arrestarsi ad un segno diventa sistema d’ordine dello spazio. E questo spazio è quello del Sabbadino, l’antico ingegnere idraulico della Venezia del 1500, che, deviando i fiumi d’acqua dolce e disegnando nuove terre lagunari, riconfermò Venezia come grande manufatto artificiale dove l’equilibrio tra gli elementi si mantiene solo grazie al pesante intervento dell’uomo. La terra invisibile, il fondale marino, sostiene il visibile, la nuova terra.

(1) Crf. A. Tarkovskij, Stalker, 1979.
(2) Cfr. A. Rossi, La città analoga: una città inabitabile composta di analogie distanti nel tempo e nello spazio. L’uomo qui è presente anche se non detto. Architettura ha già dentro di sé l’uomo.
(3) S. Marini, Amnesia, voce contenuta in S. Marini, G. Corbellini (a cura di), Recycled Theory dizionario illustrato, Quodlibet, Macerata 2016.
(4) P. Auster, Nel paese delle ultime cose, Einaudi, Milano 2004; S. Marini, A. Bertagna, G. Menzietti (a cura di ) Memorabilia, nel paese delle ultime cose, Aracne, Roma 2015.
(5) U. Eco, Breve lezione sull’arte di dimenticare, contenuto in La Repubblica del 20-05-2006.
(6) Cfr. Reinhart Koselleck, Futuro passato, Cluep, 2007.


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